Aquileia: alcune considerazioni sulla gestione e idee per un migliore sfruttamento turistico.

Aquileia: alcune considerazioni sulla gestione e idee per un migliore sfruttamento turistico.

Aquileia 1
Aquileia, rilievo del sulcus primigenius di fondazione della città (I sec. a.C.). Museo Archeologico Nazionale di Aquileia. Foto personale.

Aquileia fu fondata come colonia latina nel 181 a.C., nell’ambito della ripresa da parte di Roma dell’espansione a nord del Po, superata la minaccia di Annibale. Con la sua collocazione nell’estremo nord-est, faceva da baluardo difensivo della penisola italica, ma sviluppò anche un ruolo di ponte fra oriente e occidente, divenendo economicamente e culturalmente molto viva. Annoverata fra le città più grandi dell’impero, con la riorganizzazione augustea dell’Italia fu posta come capoluogo della Regio X Venetia et Histria. La città antica subì un duro colpo con il saccheggio nel 452 d.C. da parte di Attila e molti suoi monumenti andarono incontro ad abbandono. Questa tuttavia non fu la fine di Aquileia che, ospitando già precocemente un’importante comunità cristiana, ebbe un ruolo di primo piano fra tarda antichità e alto medioevo nel diffondere la nuova religione e fu sede dell’omonimo patriarcato fino alla soppressione nel 1752.

In considerazione dell’importanza tanto dell’Aquileia romana quanto di quella cristiana, nel 1998 il sito è stato dichiarato patrimonio dell’umanità dell’UNESCO. Un aspetto interessante è che, fra le motivazioni, viene sottolineata l’estensione della città antica e il fatto che gran parte di essa rimanga ancora non scavata. Ciò significa che non si dà solo importanza ai monumenti e alle aree archeologiche già visibili e dunque valorizzabili nell’immediato, peraltro già consistenti, ma anche al patrimonio ancora potenziale di informazioni, che permette di svolgere ricerche e permetterà di svolgerne anche in futuro, con metodi sempre migliori.

L’iscrizione nell’ambìto elenco UNESCO è certamente un onore ma anche un onere, che impone un attento piano di gestione1, reso particolarmente complicato ad Aquileia dalla pluralità di soggetti coinvolti, dalla proprietà dei beni culturali in parte pubblica e in parte ecclesiastica e dalla necessità di far convivere le esigenze di tutela e valorizzazione con quelle di vita e di sviluppo della cittadina attuale: se pur molto più in piccolo, sono gli stessi problemi che si riscontrano nel centro storico di Roma, parte del quale è stata inclusa nel Parco Archeologico del Colosseo. Proprio per cercare di coordinare meglio le azioni dei diversi soggetti, un’apposita legge regionale, la n.18/20062, prevedeva la nascita di una Fondazione “per la valorizzazione archeologica, monumentale e urbana di Aquileia”. A seguito di un accordo preliminare Stato-Regione e dell’atto costitutivo presso il notaio3, “Fondazione Aquileia” vede la nascita nel 2008. Come indicato anche da Statuto4, i fondatori sono tutti gli enti pubblici coinvolti nella gestione, vale a dire il Ministero della Cultura5, la Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, la Provincia di Udine e il Comune di Aquileia. Tutti i fondatori sono tenuti a un contributo economico annuale prefissato, tranne per il Ministero, il cui contributo varia a seconda delle disponibilità stabilite dalle leggi finanziarie. Oltre ai fondatori, sono membri anche i partecipanti, anch’essi tenuti a un contributo economico regolare. Pur essendo la Fondazione a partecipazione prevalentemente pubblica, sono ammessi come partecipanti anche soggetti ed enti privati e quelli ecclesiastici. In particolare è stata fondamentale la partecipazione dell’Arcidiocesi di Gorizia, proprietaria della basilica e delle strutture annesse. Il patrimonio della fondazione, oltre ai contributi dei fondatori e partecipanti, proviene da erogazioni liberali e sponsorizzazioni di privati e, dal 2014, anche dall’Art Bonus.

Diversi sono gli obiettivi di Fondazione Aquileia, che è senza scopo di lucro. Innanzitutto deve occuparsi della valorizzazione del sito, promuovendone una migliore conoscenza e fruizione da parte del pubblico, o meglio dei pubblici, adattandosi sempre più alle diverse esigenze, come quelle delle persone a ridotta capacità motoria, o con disabilità psichiche e/o sensoriali, per non dimenticare il pubblico dei bambini. Per ottenere ciò progetta gli adeguamenti strutturali necessari e un programma di visite guidate mirate. L’attenzione non è rivolta solo ai visitatori provenienti dall’esterno, ma si persegue anche un maggior coinvolgimento della popolazione locale, che dovrebbe identificarsi col proprio patrimonio e non solo percepire i disagi derivanti dai vincoli di tutela. Valorizzazione però significa anche produzione di un valore economico e infatti fra gli obiettivi vi è quello di promuovere l’incremento del turismo, con particolare riferimento a quello giovanile, tramite operazioni di comunicazione che rendano Aquileia una meta sempre più conosciuta e ambita e tramite il suo inserimento in circuiti turistici regionali e interregionali. Un fattore di richiamo turistico importante, oltre che di valorizzazione dei luoghi, è l’organizzazione di mostre ed eventi culturali, su cui tornerò in seguito per citarne alcuni. Ma si prevedono anche interventi economici, con fondi regionali, a favore delle strutture ricettive, che negli anni sono state potenziate e diversificate. La valorizzazione in senso economico è spesso guardata con sospetto da chi difende la purezza della cultura, ma va detto che, senza una buona gestione dei beni culturali in grado di produrre anche ricchezza, nemmeno la tutela e lo studio sarebbero possibili. L’importante, a mio avviso, è che non siano lasciati indietro proprio coloro che vivono della cultura, spesso ostaggio del precariato e della concorrenza dei volontari.

Fondazione Aquileia promuove anche attività di studio e ricerca, effettuando in particolare scavi archeologici nelle aree che ha in gestione, in collaborazione con enti di ricerca e università. Fra le università che effettuano scavi ad Aquileia possiamo citare quelle di Padova, di Verona, di Udine, oltre all’esistenza di una scuola interateneo di specializzazione in Beni Archeologici che ha qui la propria sede. Tali scavi implementano le conoscenze sulla storia della città, dato che non può esservi una miglior valorizzazione senza una migliore conoscenza, e si possono tradurre, in caso di ritrovamenti significativi, in operazioni di ristrutturazione e musealizzazione.

La fondazione partecipa inoltre, assieme agli enti competenti, alla stesura dei piani di sviluppo del territorio, cercando di armonizzare le esigenze archeologiche con quelle di una città viva, che non ha fra le proprie attività solo il turismo, ma anche l’agricoltura e, in parte, l’industria e l’artigianato.

Se le strategie di valorizzazione, sviluppo, promozione, grazie alla partecipazione dei vari soggetti interessati, sono pensate unitariamente, la gestione non è tuttavia unitaria, in quanto la fondazione gestisce in forma indiretta solo le aree che le sono conferite in uso. Questo va sottolineato, in quanto è un potenziale elemento di debolezza che in futuro andrà superato. Alcune aree archeologiche le sono state conferite in uso dal Ministero fin da subito, ma mancavano le due più importanti, il foro e il porto fluviale, che assieme ad altre si sono aggiunte nel 2016. Dal 2018 anche il Museo Nazionale Archeologico e il Museo Paleocristiano sono passati alla gestione di Fondazione Aquileia, la quale dunque gestisce attualmente tutte le aree archeologiche e i musei di proprietà demaniale, occupandosi di custodia, manutenzione ordinaria e straordinaria e regolando l’accesso al pubblico; rimangono esclusi la basilica e le strutture annesse (battistero, campanile), che sono di proprietà dell’Arcidiocesi di Gorizia e sono gestite da un’altra fondazione, “Società per la Conservazione della Basilica di Aquileia” (So.Co.Ba.)6. La competenza su tutte le aree per quanto riguarda la tutela, invece, resta al Ministero, tramite l’organo periferico della Soprintendenza che, per quanto riguarda So.Co.Ba., deve anche concedere l’autorizzazione per gli interventi di manutenzione straordinaria.

Vorrei ora passare brevemente in rassegna i principali luoghi archeologici di Aquileia, non con l’intento di descriverli in poche righe, ma per sottolineare alcuni aspetti di gestione, valorizzazione e fruizione, anche in base alle impressioni che ho ricavato dalla mia visita di due anni fa. L’area simbolo della città romana è il foro. Esso è costituito da una piazza rettangolare lastricata, il cui colpo d’occhio principale è dato dalle colonne, rialzate a seguito degli scavi negli anni ’30, secondo la ricerca di monumentalità tipica della propaganda fascista del tempo, che faceva di Aquileia una seconda Roma. Come si osserva, le parti integrate, distinguibili perché in laterizi, sono consistenti e oggi probabilmente non si opterebbe per una ricostruzione così spinta, ma certamente la sistemazione paga l’occhio. Che risulta un po’ più carente, specie per i non addetti, è la parte esplicativa, poco leggibile e scarna, che probabilmente induce i più ad accontentarsi di scattare foto: per capire veramente com’era il foro, è necessario visitare il museo. Ma il vero problema del foro è la strada SR352, che separa bruscamente la parte orientale, quella scavata negli anni ’30, da quella occidentale, scavata più di recente. Il passaggio della strada interrompe l’unitarietà visiva del sito e impedisce anche l’unitarietà di accesso e fruizione. Per recarsi dal lato orientale a quello occidentale, peraltro solo osservabile dall’esterno, c’è un attraversamento pedonale pericoloso, che al tempo della mia visita, era privo di scivoli ed era regolato da un semaforo non funzionante: non propriamente in linea con gli intenti programmatici sopra enunciati. Il problema della SR352 è comunque ben noto e più volte affrontato nel Piano di Gestione: si sta progettando una variante che dirotterebbe perlomeno il traffico pesante e quello non diretto alla città, ma temo che questo non porterà comunque alla rimozione della strada.

Foro
Foro interrotto dalla strada. Foto personale.

Altra area archeologica fondamentale è il porto fluviale, che collegava la città al mare tramite il fiume Natissa, oggi dalla portata molto minore. Anche qui la sistemazione dell’area non è cambiata molto dagli anni ’30, con la “Via Sacra” alberata che corre fra le strutture archeologiche e il fiume; né dovrebbe essere modificata, data la sua alta suggestione. Per quel che invece riguarda l’aspetto comunicativo, i pannelli allestiti da Fondazione Aquileia mi sono parsi più esaurienti, ma la comprensione delle strutture è comunque resa difficoltosa dalla stratificazione di fasi diverse, problema comune anche in altre aree del sito.

Porto fluviale
Parte del porto fluviale in cui le fortificazioni tardoantiche si sovrappongono alla struttura originaria. Foto personale.

Diverse sono poi le altre aree archeologiche e, tralasciando quelle non aperte al pubblico, ricordiamo il Sepolcreto, con recinti funerari di recente restaurati, il “Fondo Pasqualis” con due linee di mura tardoantiche e tre aree di mercato (di cui una non visibile), aree residenziali, come il “Fondo CAL” e il “Fondo Cossar”. Riguardo a quest’ultimo, va segnalato il progetto di scavo dalla domus di Tito Macro da parte dell’Università di Padova, che ha portato al restauro e alla musealizzazione dell’edificio, con la realizzazione di un sistema di coperture che dia un’idea delle volumetrie originarie: la domus è stata inaugurata recentissimamente.

Tutte le aree archeologiche all’aperto gestite da Fondazione Aquileia e visibili al pubblico sono ad ingresso libero e gratuito, con la sola limitazione dell’orario. Personalmente, credo che si debba prevedere un ingresso a pagamento, eventualmente includendolo nel prezzo del Museo Archeologico, leggermente aumentato. In tal modo si potrebbero migliorare la sorveglianza e la manutenzione e si potrebbero introdurre apprestamenti tecnologici, come occhiali 3D per i visitatori che consentano loro di esplorare direttamente le ricostruzioni dei diversi edifici, anche nella loro evoluzione. Ciò risolverebbe la complicazione della lettura di fasi diverse sovrapposte, come nel porto fluviale, e permetterebbe anche di ovviare, nel caso del foro, alla mancata unità fisica dello spazio. L’ingresso dovrebbe invece rimanere gratuito per i residenti, eventualmente anche per quelli dei comuni vicini, in particolare nella via Sacra che è un luogo di passeggio quotidiano.

Altro problema relativo alle aree archeologiche, ben presente anche nel Piano di Gestione, è la loro frammentazione, la loro disposizione a macchia di leopardo, che impedisce una visione unitaria dell’urbanistica antica. Difficilmente vi si potrà porre rimedio, data l’impossibilità di effettuare scavi programmati in aree della città su cui si siano sviluppati edifici ormai inamovibili. Nel medio- lungo termine, si potrebbe però ripristinare almeno l’originaria contiguità, anche funzionale, fra porto fluviale e foro, dato che nel mezzo si trova solo un campo sportivo che potrebbe essere spostato altrove.

Riguardo al Museo Archeologico, l’esposizione mi è parsa ben organizzata, suddivisa in sale tematiche (aree pubbliche, domus, religione, commerci ecc.). Nei portici è presente anche una ricchissima collezione lapidaria, oltre ad alcuni mosaici provenienti dalle terme costantiniane. Un problema, comune a molti musei medio-grandi, è che la maggior parte dei reperti custoditi non è esposta al pubblico, ma conservata nei magazzini; proprio per questo la Carta dei Servizi7 prevede degli allestimenti temporanei che permettano una rotazione di parte dei reperti esposti (molto utile anche per motivare chi è già stato a ritornare per una visita successiva). Vi è poi l’assenza di un’area di ristoro e i servizi igienici, pur presenti, sono insufficienti ed esterni: anche a queste mancanze si prevede nella Carta di sopperire prossimamente.

Riguardo alla basilica, la struttura è dell’XI secolo, ma il pavimento attuale, riportato alla luce da scavi archeologici di inizio ’900, è quello del primo edificio, di età costantiniana, ed è interamente coperto di mosaici. Delle speciali passerelle trasparenti permettono di passare al di sopra dei mosaici e di osservarli da vicino e la guida rapida, distribuita gratuitamente all’ingresso, permette a chi è interessato di comprendere in modo semplice ma preciso le scene principali, non limitandosi al solo godimento estetico. L’ingresso alla basilica è a pagamento con pacchetti differenziati.

Basilica
Interno della basilica. Foto personale.

Durante la mia visita ancora non esisteva un biglietto integrato che permettesse l’accesso sia nelle aree di proprietà dell’arcidiocesi sia in quelle di proprietà dello Stato. Questo limite era certamente dovuto alla diversità di gestione. Tuttavia attualmente esiste un Biglietto Unico Integrato di 14 €, anche se sul sito di Fondazione Aquileia, al momento in cui scrivo, risulta sospeso. Bisognerebbe pensare in futuro a delle convenzioni con ristoratori, albergatori, negozianti per far usufruire i possessori di sconti e offerte.

L’istituzione del biglietto unico è un ulteriore passo verso una gestione più integrata della complessa realtà del sito. L’esito naturale, già indicato nella legge regionale n.18/2006 e nello Statuto di Fondazione Aquileia, e su cui insiste molto il Piano di Gestione, è la nascita di un vero e proprio Parco Archeologico, col passaggio completo della gestione alla Fondazione. Il parco archeologico è uno dei luoghi della cultura definiti precisamente dal Codice dei Beni Culturali del 2004 e la sua istituzione non è semplice, richiedendo un elaborato progetto scientifico. Essa tuttavia consentirebbe di risolvere meglio diverse problematiche, di dotare tutta l’area di migliori strutture e servizi e di valorizzare, oltre ai beni archeologici, storici e architettonici, anche il patrimonio paesaggistico/ambientale. Secondo la definizione di parco archeologico, infatti, dev’esserci una compresenza di significativi resti archeologici e valori paesaggistici/ambientali. Questi ultimi, in un territorio non certo incontaminato come la pianura friulana, potrebbero non essere così evidenti, come in Val Camonica o nell’area vesuviana, ad esempio. E tuttavia il paesaggio non è solo l’ambiente naturale, ma anche il risultato di come è stato modellato storicamente dall’uomo. Nel caso di Aquileia occorrerebbe puntare sul sistema delle acque, sia naturale che artificiale, che ha avuto molta importanza per i suoi collegamenti, e anche sul carattere agricolo del suo territorio, centuriato a tal scopo fin dall’epoca romana.

Passando invece al piano della valorizzazione e della promozione, strettamente legate, diverse sono le mostre e gli eventi culturali, anche periodici, organizzati da Fondazione Aquileia. Fra le mostre più recenti possiamo citare “Magnifici Ritorni. Tesori aquileiesi dal Kunsthistorisches Museum di Vienna” (09/06 – 20/10/2019), nella quale sono stati esposti, “tornando a casa”, diversi reperti rinvenuti in passato ad Aquileia, ma conservati a Vienna, a causa della lunga dominazione austriaca sulla città: ad esempio il rilievo mitraico con l’uccisione del toro. Oppure “Volti di Palmira” (02/07 – 03/10/2017), all’interno del progetto “Archeologia ferita”, partito nel 2015, che mira a esporre ad Aquileia reperti provenienti da territori devastati da guerre e fanatismo religioso. Aquileia si pone dunque non solo come sito di interesse locale, ma come punto di riferimento culturale a livello internazionale. A tal proposito occorre citare un evento di grande richiamo, che nel 2019 ha festeggiato la decima edizione: l’”Aquileia Film Festival”, un concorso internazionale di produzioni cinematografiche a soggetto archeologico; esso vede, oltre alle proiezioni, diverse interviste realizzate da Piero Pruneti, direttore della rivista Archeologia Viva, e da diversi anni anche la partecipazione del divulgatore Alberto Angela. Altro evento di una certa importanza è “Tempora in Aquileia”, una grande rievocazione storica di periodo romano che vede partecipare centinaia di rievocatori da tutta Italia. Il rischio che eventi di questo tipo abbiano – per usare un eufemismo – poca base scientifica c’è e, non avendovi né partecipato come rievocatore né assistito come spettatore, non saprei dare un giudizio. Tuttavia occorre ricordare che perlomeno la presenza di soldati ad Aquileia non è priva di fondamento, come mostrano diversi reperti al museo, fra cui un elmo ottimamente conservato. Inoltre si tratta di un evento in grado di coinvolgere anche la comunità locale, dato che il coordinamento è affidato proprio ad un’associazione culturale locale, la “X Regio”.

Elmo romano - Aquileia
Elmo romano da Aquileia esposto al Museo Archeologico. Foto personale.

Gli eventi si svolgono prevalentemente nel periodo tarda primavera-estate-inizio autunno, che è quello più frequentato dai turisti. Questo ci conduce a un’ultima questione, quella dell’eccessiva stagionalità del turismo, che nel periodo estivo giova significativamente anche della vicina località balneare di Grado. Il problema, nonostante i numeri complessivamente in aumento, è sollevato anche nel Piano di Gestione ma, in base alla mia esperienza, mi è sembrato molto più grave di quanto appaia dal documento e di quanto sia fisiologico. La mia visita si è svolta a inizio marzo del 2019, periodo certo non di alta stagione, ma nemmeno di stagione bassissima, dal clima già gradevole. Posso testimoniare di aver incontrato veramente poca gente nel museo e nelle aree archeologiche, un po’ di più nella basilica, probabilmente per il richiamo anche religioso. Nell’ostello invece, su una capienza di circa 100 posti, ero letteralmente l’unico ospite e mi è stato detto che il periodo di apertura era iniziato solo la settimana precedente. Per quanto dal mio punto di vista l’assenza di folle di turisti sia risultata al momento tutt’altro che disprezzabile, permettendomi una visita più tranquilla e concentrata, è evidente che dal punto di vista gestionale è un problema su cui bisognerebbe riflettere. Sicuramente occorrerebbe fare di più per promuovere nel pubblico, italiano e non, la conoscenza di questo sito. Si potrebbe anche puntare, per non dipendere solo dal turismo balneare di Grado, sulle eccellenze eno-gastronomiche del territorio, che sono disponibili tutto l’anno. Un interessante connubio fra queste e l’archeologia potrebbe risiedere nell’offrire esperienze di archeo-cucina; oltretutto proprio ad Aquileia vi è una produzione DOC del Refosco dal peduncolo rosso, vitigno che vanterebbe un’origine romana e questa risorsa potrebbe essere sfruttata in tal senso, intercettando anche l’attenzione di persone che non partano da interessi propriamente archeologici.

Servirebbero anche adeguati collegamenti. Per quanto esistano ampi parcheggi per auto e pullman turistici, a vantaggio dell’alta stagione e delle gite organizzate, raggiungere Aquileia autonomamente coi mezzi pubblici è piuttosto arduo e, forse, un po’ scoraggiante per chi non sia mosso da forte interesse. Aquileia non è raggiungibile col treno; una linea ferroviaria, in verità, un tempo esisteva e proprio da lì partì la salma del Milite Ignoto, ma fu poi dismessa nel 1937. Per raggiungere il sito bisogna dunque scendere alla stazione di Cervignano e da lì proseguire con l’autobus. Il viaggio non è lungo, ma le corse sono poco frequenti; una fermata si trova presso la stazione ferroviaria, ma, essendo i biglietti irreperibili sul posto, si è costretti a un percorso a piedi fino all’autostazione o alla prima rivendita disponibile. Insomma, bisogna affidarsi ai normali trasporti pubblici pensati per piccoli centri, di certo inadeguati per un sito archeologico di primaria importanza. Senza necessariamente pensare al ripristino del treno, bisognerebbe allestire delle linee di autobus ad alta frequenza (possibilmente ecologici), diretti specificamente ad Aquileia e non solo transitanti.

Ma la soluzione non sta solo nella rapidità degli spostamenti, può venire anche da un turismo lento e sostenibile. Un’iniziativa che mi piace menzionare, che unisce la cultura al trekking, è il recente ripristino del percorso della via Postumia, fra Aquileia e Genova8. Sebbene ancora poco noto, potenzialmente tale percorso potrebbe svilupparsi quanto l’”Hadrian’s Wall Path”, lungo il Vallo di Adriano, o l’ancor più famoso Cammino di Santiago, cui oltretutto si congiunge tramite un prolungamento francese. Al momento il tutto è sostanzialmente affidato a volontari e ad accordi con strutture private per l’accoglienza dei viaggiatori ma, con un sostegno istituzionale, il percorso e le sue tappe potrebbero diventare un vero e proprio brand e modificare la percezione di territori, quelli del nord Italia, spesso associati solo all’industria e assai poco alla cultura e all’ambiente.

Se volete sapere di più su Aquileia e sui suoi monumenti, che qui ho solo menzionato, seguite la nostra pagina Facebook territoriale Renovatio Imperii Transpadana, dove ho pubblicato diversi post, che ripropongo anche periodicamente, e altri ne scriverò; vi consiglio anche di iscrivervi al nostro gruppo Facebook Forum Renovatio Imperii, dove potrete trovare agevolmente tutti questi post inserendo “Aquileia” nella barra di ricerca.

Filippo Molteni

1 https://www.fondazioneaquileia.it/files/documenti/pdg_aquileia.pdf

2 https://www.fondazioneaquileia.it/files/documenti/lr18-2006.pdf

3 https://www.fondazioneaquileia.it/files/documenti/attocostfondazionenotaio_0.pdf

4 https://www.fondazioneaquileia.it/files/documenti/nuovo_statuto_da_11.07.18.pdf

5 Dati i cambi di denominazione avuti negli anni dal Ministero, soprattutto per l’attribuzione o meno del Turismo, utilizzerò sempre per comodità la denominazione attuale.

6 http://www.basilicadiaquileia.it/it/homepage

7 https://museoarcheologicoaquileia.beniculturali.it/wp-content/uploads/2020/06/museoarcheoaquileia@beniculturali.it_.pdf

8 http://viapostumia.eu/