Exempla virtutis: Lucio Domizio Aureliano

Exempla virtutis: Lucio Domizio Aureliano

Tra i più iconici di tutti gli imperatori romani, Aureliano è senza dubbio l’esempio di come la determinazione, l’audacia e la forza di volontà possano portare a qualsiasi risultato. Militare di carriera eletto imperatore dalle truppe nel 270 D.C, Manu ad Ferrum prende in mano le redini di un impero sul punto di dividersi in tre tronconi, stronca le fazioni separatiste con una combinazione di diplomazia e guerra, porta a termine una riforma monetaria quanto mai necessaria e introduce a Roma il culto del Sole Invitto. Le sue gesta, capaci di riacciuffare per i capelli la stabilità contro ogni previsione, portano il senato a proclamarlo Restitutor Orbis.

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Cornelio tuffò il volto nel bacile. Rimase in apnea nell’acqua gelida qualche istante, poi riemerse e osservò il riflesso nello specchio. Le occhiaie profonde risaltavano sull’incarnato cinereo. Per Marte, non dormiva decentemente da settimane!

“Tribuno, tra poco sarà ora della riunione con l’imperatore. Mi avevi detto di avvisarti per essere lì in anticipo”.

La voce sottile di Decio lo fece sussultare. Si voltò verso il giovane schiavo e lo congedò con un gesto della mano. “Grazie ragazzo mio. Va a farti dare qualcosa di caldo alle cucine”. Afferrò il pesante mantello di pelle d’orso e sistemandolo sulle spalle uscì dalla tenda. Il castrum fremeva nonostante i mucchi di neve lurida e il fango; era l’inverno più freddo a memoria di chiunque in tutta la Pannonia, o almeno così dicevano i locali. Rispondendo sbrigativamente ai saluti militari, Cornelio si fece strada lungo il Decumano fino al padiglione imperiale. Le sentinelle si scostarono di scatto e lo fecero entrare nella grande tenda.

Nella penombra, il tribuno si avvicinò alla grande mappa sospesa a due picchetti e illuminata da un braciere. Lo stomaco si contorse e un capogiro lo investì. Ogni capocchia di spillo rossa rappresentava un esercito nemico: ce ne erano decine oltre il Danubio, in Gallia, in Britannia, in Siria, in Egitto e perfino nella stessa Pannonia.

“Qual è la situazione, Cornelio?”.

Il passo sicuro di Aureliano risuonò sotto la tenda facendolo voltare. Con espressione tranquilla, l’imperatore si avvicinò alla mappa e incrociò le braccia osservandola. Il tribuno lasciò decadere la domanda e con i palmi sudati tirò fuori una pergamena. Gli occhi di Aureliano si fissarono su di lui. Brillavano di un’energia quasi ultraterrena.

“Ho qui le ultime notizie consegnate questa notte dai corrieri, maestà”.

“Aggiornami”.

Deglutendo il nodo in gola, Cornelio si umettò le labbra. “Gli Iutungi pretendono il rinnovo del precedente trattato di pace e della corresponsione di nuovi sussidi prima di ritirarsi col frutto delle loro razzie oltre il Danubio. Tetrico controlla la Gallia e la Britannia senza riconoscere l’autorità di Roma, lo stesso fanno in Siria ed Egitto quella cagna di Zenobia e quel disgraziato…”.

“Risparmiami le contumelie, sono irrilevanti”.

“…di suo figlio Vaballato. Alamanni, Quadi, Marcomanni, Goti e Alani premono sul Limes. Per l’intera frontiera abbiamo a disposizione solo quattordici legioni stremate dalle campagne. La Dacia è sconvolta dalle invasioni dei barbari, le monete false dilagano in tutto l’impero e i Sasanidi sono irrequieti”. Nella tenda calò il silenzio, rotto solo dal crepitare dei bracieri. Aureliano chiuse gli occhi e inspirò a fondo. La bocca di Cornelio si riempì di sabbia e gocce di sudore gli imperlarono il collo. Di fronte a chiunque altro si sarebbe preoccupato di un’esplosione di collera, ma non davanti al suo comandante. In anni di servizio, non lo aveva mai visto perdere le staffe, non sarebbe certo accaduto ora. La tensione nelle sue viscere nasceva da un altro interrogativo. Perfino per Aureliano Manu ad Ferrum una situazione del genere rappresentava una sfida impossibile. Sarebbe riuscito a risolverla?

L’imperatore aprì gli occhi annuendo. “Basta perdere tempo, mettiamoci all’opera. Stelio!”. Lo scriba greco dalla barba rada apparve con pergamena e calamaio. “Prendi appunti. Primo: faremo recapitare un messaggio al capo degli Iutungi. Nessun rinnovo delle precedenti condizioni di pace e nessun nuovo sussidio. Lasceranno qui il bottino e ringrazieranno gli Dei di attraversare il Danubio portando con sé la loro pelle”.

Cornelio sussultò. “Maestà, ma non abbiamo abbastanza uomini per…”.

Aureliano gli fece cenno di tacere. “Secondo: ignoreremo Tetrico. Noi abbiamo pochi uomini esausti, lui anche di meno. Basteranno la pressione dei barbari sul Limes gallico e la sua incompetenza per farlo capitolare”. Stelio scriveva veloce senza staccare gli occhi dal foglio. I palmi di Cornelio continuavano a sudare. “Terzo: mandiamo un messaggio a Palmira. Riconosciamo a Vaballato il possesso delle provincie orientali il titolo di vir consularis, rex, imperator e dux romanorum…”.

La saliva andò di traverso a Cornelio. La tensione esplose appena l’accesso di tosse terminò. “Ma perché tutto questo?”. Senza perdere un briciolo di calma, Aureliano lo guardò. “Ci serve tempo per recuperare le forze. Faremo credere a Vaballato di essere un sovrano legittimo fintanto che non rimettiamo insieme i cocci, così terrà d’occhio i Sasanidi alle frontiere. Appena ci saremo ripresi, andremo a rimetterlo in riga. Nel frattempo…”. Fece una pausa. “Abbandoneremo la Dacia, ormai è indifendibile. Per la svalutazione della moneta metteremo in atto una riforma a suo tempo”.

Terminò la frase e partì verso l’uscita. Il tribuno si morse un labbro. “Maestà?”. Aureliano si voltò con un movimento intriso di calma. “Pensate…che ce la faremo?”. La determinazione scintillò negli occhi dell’imperatore e la mano scivolò sull’elsa del gladio. “Preoccuparsi è inutile. Con la volontà si ottiene qualunque cosa, un passo alla volta. Muoviamoci”.

Scostò la cortina e il fulgore invitto del mezzogiorno lo avvolse. Un brivido scivolò lungo la schiena di Cornelio: il sole splendeva ancora su Roma e sul suo destino.

Luigi Oriani

L’autore: Nasce a Milano alla fine di maggio nel 1992. Appassionato da sempre di storia, cresce divorando romanzi e saggi relativi ai più disparati periodi storici, con una particolare passione per Roma in ogni sua età. Dopo il liceo classico, si laurea in economia e continua a coltivare la passione per la storia e la narrativa con il progetto del suo primo romanzo storico attualmente in lavorazione.

 

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