EXEMPLA VIRTUTIS: MUZIO SCEVOLA
Muzio Scevola pone la sua mano sul braciere dinanzi al Re Porsenna

EXEMPLA VIRTUTIS: MUZIO SCEVOLA

 

Nel 508 A.C., Roma è cinta d’assedio da Porsenna, lucumone etrusco della città di Chiusi deciso a ristabilire la monarchia sulla città recentemente ribellatasi. Spinto dalle circostanze disperate e dalla scarsità di viveri, il popolo romano si affida al coraggio di un giovane aristocratico, Caio Muzio Cordo. Il suo coraggio leggendario di fronte al nemico ha coniato un’espressione ancora presente nel linguaggio comune oggi.

Porsenna ansimò. Il rombo del sangue non cessava di risuonargli nelle orecchie. La bocca era secca. “Portate subito qui quell’insetto!” gridò alle guardie. I due colossi in armatura trascinarono per le braccia l’assassino. Come accidenti aveva fatto a intrufolarsi nel campo e arrivare fino alla sua tenda senza essere visto? Il povero Tarconte giaceva a terra con la gola squarciata per l’incapacità di qualche sentinella!

Serrando i pugni, il lucumone inspirò a denti stretti e tornò verso la sua tenda. Aggirò la chiazza di sangue sul terreno e il tavolo con le paghe di fronte all’ingresso. Il campo era ancora in fermento per l’attentato e drappelli di uomini correvano da ogni parte. Con un grugnito, Porsenna entrò nella tenda e sedette sul trono incrociando le braccia. Le guardie giunsero pochi istanti dopo e spintonarono il prigioniero per terra.

“Alzati!” abbaiò in lucumone. Il giovane romano si tirò su con lentezza e sollevò il mento fissandolo con aria di sfida. Nei suoi occhi luccicava il riflesso del braciere poco distante.

“Qual è il tuo nome, vigliacco assassino?”.

“Caio Muzio Cordo, e non sono un vigliacco. Sono un cittadino romano”.

Porsenna batté un pugno sul bracciolo. “Hai provato a prendere la mia vita di soppiatto come un ladro nella notte! È qualcosa che solo uno schiavo codardo farebbe!”.

“No Porsenna, non schiavi” replicò il giovane sprezzante. “Noi romani non serviamo più un re. Siamo Liberi!”.

Una delle guardie fece per colpirlo, ma il lucumone alzò una mano. Il colpo non partì, permettendogli di fissare negli occhi il giovane. “Tutto il tuo ardore non è che una messa in scena. La tua gente è solo una marmaglia riottosa che non potrà resistermi a lungo” sibilò.

Muzio serrò la mascella e alzò la mano destra. “Se pensi che la determinazione dei romani a difendere la loro libertà sia uno scherzo, ti darò la prova del contrario. Questa mano avrebbe dovuto ucciderti ma ha fallito il colpo, e ora affronterà le conseguenze”. Si avvicinò al braciere e chiuse gli occhi. Porsenna si accigliò. Che accidenti voleva fare?

Con uno scatto del braccio, il giovane infilò la mano destra tra le fiamme. Il lucumone sussultò. Le labbra di Muzio tremolarono, gli occhi si fecero lucidi, ma non levò l’arto mentre le fiamme gli divoravano le dita. Il puzzo di carne bruciata si diffuse nella tenda e una delle guardie corse fuori in preda a un conato di vomito.

Dopo qualche interminabile istante, il giovane ritrasse la mano dal fuoco. “Sappi questo, Porsenna” disse alzando il mento con voce tremante. “Dove io ho fallito, qualcuno prenderà il mio posto. Il fiore della gioventù romana muore dalla voglia di difendere la sua libertà, ed è pronto a tutto per riuscirci”.

Una goccia di sudore freddo rotolò lungo il collo del lucumone. “G-guardie!” gridò. “Fate sparire questo pazzo dalla mia vista e rimandatelo dai suoi compari, poi allertate gli ufficiali: domani torniamo a Chiusi”.

Luigi Oriani

 

L’autore: Nasce a Milano alla fine di maggio nel 1992. Appassionato da sempre di storia, cresce divorando romanzi e saggi relativi ai più disparati periodi storici, con una particolare passione per Roma in ogni sua età. Dopo il liceo classico, si laurea in economia e continua a coltivare la passione per la storia e la narrativa con il progetto del suo primo romanzo storico attualmente in lavorazione.

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