L’impatto geo-economico del RCEP

L’impatto geo-economico del RCEP

L’autore, Orlando Miceli – Fiorentino, classe ’95. Baccalaureato in Politikwissenschaft all’universitá di Vienna, studia a Trento per divenire consulente politico, con focus su economia politica, geoeconomia e geopolitica. Privatamente si interessa di storia, filosofia politica, strategia e sistemi d’arma.

 

Introduzione

L’amministrazione Trump si è mostrata essere in aperto contrasto con lo status quo delle relazioni commerciali fra gli Stati Uniti e la Repubblica Popolare Cinese fra la fine degli anni ’90 e l’inizio del terzo millennio; lasciando da parte la retorica utilizzata da Donald Trump che lo ha visto spesso attaccare il deficit nella bilancia dei pagamenti che gli USA hanno verso la Cina, vi sono state anche dei provvedimenti significativi che hanno dato il via alla cosiddetta “guerra commerciale” fra i due paesi, che ha avuto inizio con l’applicazione di varie tariffe a partire dal 2018.

Gli Stati Uniti sotto la guida di Donald Trump hanno oltretutto notoriamente denunciato Partenariato Trans-Pacifico(TPP) nel 2017; il loro ritiro dalla piattaforma del TPP ha in seguito generato il Partenariato Economico Globale Regionale (RCEP), la quale è stata firmata durante la pandemia di Covid-19 ancora in corso e include la Cina, al contrario del TPP. Tuttavia, il contesto generale dei rapporti commerciali sino-americani è anche profondamente radicato nel confronto geopolitico e geoeconomico nel Pacifico che si è ulteriormente all’esteso all’Eurasia con l’inaugurazione della Nuova Via della Seta.

Infine, la relativamente inaspettata sconfitta elettorale di Trump nelle elezioni presidenziali del 2020 e il ruolo della amministrazione presidenziale guidata da Joe Biden potrebbero aprire nuove aree d’azione e di ri-orientamento degli USA verso la Cina nella misura in cui il presidente democratico pare avere intenzione di continuare la politica del suo predecessore, e forse anche in modo più coerente e sistematico. 

Contesto geopolitico e egemonia

Nel 2001, John J. Mearsheimer pubblicò La Tragedia delle Grandi Potenze; in esso, l’autore si interrogava acutamente sulle grandi questioni inerenti alle competizioni fra grandi potenze e le loro modalità; nella celebre conclusione del libro, egli notava l’incremento del budget militare cinese, l’aumentare delle tensione nel Mar Cinese Meridionale e le controversie che tuttora riguardano lo status di Taiwan in combinazione con il progressivo (e prevedibile) accrescersi del peso economico e della magnitudine cinese come i fattori più gravi che potrebbero portare alla destabilizzazione della regione[1].

La schietta visione di Mearsheimer nei confronti di una presenza statunitense in graduale recessione nell’Asia sudorientale e la necessità di una grande coalizione di USA, Giappone, e paesi ASEAN[2] per contrastare la “cinesizzazione” della regione fu all’epoca accolta con scetticismo e critiche; eppure, la traiettoria odierna della Repubblica Popolare Cinese verso il divenire una potenza “revisionista” trova oggidì più consenso che mai[3], e le mosse di Trump verso la Cina potrebbero rappresentare finalmente il passare ad una politica di contenimento lasciandosi da parte l’era dell’ “ingaggio”(l’engagement era stato aspramente criticato da Mearsheimer[4]).

Effettivamente, il “ritorno” della Cina e la sua veemente assertività in molte macroaree discusse da Mearsheimer si è effettivamente concretizzato da allora, ad esempio nelle numerose e acri dispute territoriali della regione [5], mentre il confronto militare e il riarmo cinese sono ormai avviati , anche se quest’ultimo non può ancora competere con la potenza americana[6]; nonostante ciò, i contatti militari sotto l’egida degli USA hanno cominciato ad intensificarsi, recentemente[7] [8].

Gli Statu Uniti si trovano quindi a fronteggiare una situazione sempre più complessa in termini militari, proprio mentre l’attuabilità di operazioni sia convenzionali che limitate nel Mar Cinese Meridionale diviene vieppiù discutibile in termini di successo tattico e strategico[9], alimentando  paradossalmente le letture del confronto Cina-USA in ottica di “trappola di Tucidide”[10] [11].

Il contestuale fallimento del TPP va di pari passo con il rifiuto del TTIP da parte dell’Unione Europea (pur essendo esso praticamente in vigore “per proxy” attraverso il CETA); quest’ultimo viene ulteriormente esacerbato dall’espansione della “Nuova Via della Seta”[12]; cosi come l’America pare aver fallito su entrambi i “fronti”, così alla Cina è riuscito di concludere il RCEP con successo, una mossa che ne ha rafforzato decisamente la posizione nel Mar Cinese Meridionale in termini diplomatici, strategici e tattici.

Partenariato Economico Globale Regionale e i suoi effetti sui rapporti commerciali internazionali

La recente firma del RCEP si potrebbe descrivere come uno dei più importanti accordi commerciali mai conclusi; usando cifre del 2018, lo RCEP coinvolgerebbe una popolazione combinata di 2,2 miliardi di persone e un PIL aggregato equivalente al 30% di quello mondiale[13]; queste cifre potrebbero variare in modi difficili da valutare ad oggi per via della pandemia in corso di  Covid-19 SARS, ma danno comunque un’idea abbastanza chiara della portata del RCEP. Gli effetti prevedibili di questo tipo di accordo liberoscambista di proporzioni mastodontiche sono molteplici e di varia natura.

Diverse proiezioni indicano un aumento da modesto a moderato del reddito nazionale per i paesi membri del RCEP, anche se queste proiezioni subiscono qualche oscillazione in base a quali paesi si prendono in considerazione.Ciononostante, si prevede che il commercio fra i paesi membri vada ad incrementare, mentre quello con paesi non-membri potrebbe diminuire di conseguenza[14] [15]; in questo caso, i paesi più avvantaggiati sarebbero il Vietnam, il Laos, e la Cina[16].

E’ comunque notevole che la piattaforma del RCEP (al contrario del TPP sia come concepito originariamente, sia nella sua forma rivista, il CPTPP) dedichi relativamente poca attenzione ai diritti sindacali, alla protezione ambientale, alla tutela della proprietà intellettuale e ai sussidi statali[17]. Non si prevede neanche un meccanismo di disputa investitoristato (ISDS).

L’assenza degli USA dal RCEP potrebbe quindi indicare che questo tipo di tematiche avrebbero potuto ricevere più attenzione per ridurre il vantaggio comparato delle economie ad alta intensità di forza-lavoro e ad indirizzo manifatturiero, e allo stesso tempo si sarebbe tutelate di più le economie orientate alla produzione di beni/servizi intellettuali avanzati e prodotti tecnologici avanzati; il primo profilo corrisponde naturalmente alla maggior parte dei paesi ASEAN, mentre l’ultimo descrive il profilo economico di Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud.

Il peso economico relativo dei paesi tecnologicamente avanzati nel contesto del TPP/CPTPP potrebbe quindi aver giustificato l’introduzione di questo tipo di tutele specifiche; viceversa, il soverchiante potere contrattuale della Cina e di altri paesi ad indirizzo manifatturiero potrebbe spiegare l’assenza di queste tutele nel contesto del RCEP[18].

In termini più generali, visto che lo RCEP pare vertere principalme4nte sulla riduzione di certe tariffe (molte delle quali erano già state eliminate attraverso altri accordi commerciali[19]), ci si potrebbe aspettare che gli effetti convenzionali della riduzione di tariffe si concretizzino per alcuni settori domestici: i produttori di beni importabili dovrebbero esserne danneggiati, mentre chi produce per l’esportazione e i settori a produzione di beni/servizi non scambiabili dovrebbero esserne avvantaggiati.

Se lo RCEP dovessi espandere la propria piattaforma fino ad includere la riduzione o la rimozione di altre barriere non tariffarie, certi paesi specializzati nella produzione di beni semilavorati ed intermedi (come la Nuova Zelanda, la Cambogia e il Laos) potrebbero godere di ulteriori vantaggi per via di una maggior domanda cinese di detti prodotti[20], ma questo al momento non sembra essere il caso. In effetti, questo accordo di libero scambio è evidentemente diretto al miglioramento del sourcing intraregionale di beni/servizi e alla razionalizzazione della produzione in catene di valore[21].

Gli effetti che lo RCEP potrebbe avere sugli Stati Uniti sono ancora difficili da identificare per via della congiuntura economica che resta straordinariamente volatile e anche per via della transizione Trump-Biden; si potrebbe dire che finora, i rapporti commerciali sino-americani sono stati proficui per entrambi i paesi, pur avendo fatto emergere negli Stati Uniti una certa insofferenza per il deficit nella bilancia dei pagamenti che ne è risultato. Gli Stati Uniti finora hanno potuto godere di importazioni a basso costo, finanziamenti cinesi di emissioni di titoli di stato e del debito pubblico (ovvero afflussi di capitale), joint venture e investimenti greenfield[22]; la Repubblica Popolare Cinese ha invece potuto godere, in modo simmetrico, di un costante surplus delle partite correnti, continue acquisizioni e trasferimenti di know-how tecnologico e manageriale, oltre all’accesso generalizzato al mercato americano.[23]

Nondimeno, nella prima metà del 2020, i flussi di investimenti diretti esteri (IDE) verso gli USA sono crollati del 60%, mentre la Cina non ha quasi rilevato alterazioni di questo tipo[24]; ciò potrebbe far presagire l’inizio di una significativa crisi del conto capitale statunitense. Se lo RCEP dovesse espandersi fino a facilitare i flussi di capitale (e dal punto di vista americano, farli ricollocare) fra i paesi membri, gli effetti sull’economia americana potrebbero farsi ancora più gravi.

Per come le cose stanno ad oggi, e senza ulteriori espansioni o intensificazioni della piattaforma RCEP, la Cina, la Corea del Sud e il Giappone potrebbero essere i paesi più avvantaggiati[25]; una prolungata guerra commerciale fra USA e Cina potrebbe essere controbilanciata intraregionalmente a prescindere dai singoli danni che ne verrebbero per Cina e USA[26].

L’esistenza di altri accordi commerciali cogenti fra alcuni paesi membri del RCEP e l’Area Economica Europea, quindi fra EEA e Vietnam e Giappone, potrebbero causare sviluppi imprevisti, come il rafforzamento del già esistente asse economico fra Europa, Cina e Sudest Asiatico, cosa che potrebbe a sua volta favorire lo sfilacciamento dei rapporti commerciali fra America e Sudest Asiatico; e quindi da inquadrare in questo senso la ricezione positiva che lo RCEP pare aver ricevuto nell’Unione Europea[27], giacché esso potrebbe avere come risultato un incremento degli IDE e degli investimenti greenfield nella regione, oltre al generale rafforzamento dei rapporti commerciali fra le due regioni[28].

Uno scenario comparabile basato sullo FTAAP[29] vedrebbe i redditi nazionali dell’UE (e specificamente della Germania) aumentare considerevolmente, pur registrando il settore manifatturiero perdite nette di quote di mercato nonostante protezioni non tariffarie resterebbero a proteggere alcuni industrie (come il settore chimico); le aspettative e le proiezioni ottimistiche di stabilità dei settori basati su beni/servizi ad alta tecnologia si affidano comunque ad una logica di vantaggio comparato per quanto riguarda la stabilità[30]; lo stesso varrebbe per la Cina, che ad esempio potrebbe subite vaste perdite nell’industria chimica, in questo scenario[31].

Una integrazione più forte di catene logistiche e di valore nei paesi del RCEP potrebbe essere potenzialmente devastante per il settore automotive europeo, dacché alcune alcune proiezioni prefigurano perdite per un valore totale equivalente alla metà del mercato globale per questa industria specifica[32]; altri settori che potrebbero essere vulnerabili in misura minore sono quello tessile, il siderurgico, l’agroalimentare e del legno; è notevole che gli effetti all’interno dell’UE sarebbero distribuiti in maniera asimmetrica, visto che le industrie più danneggiate si concentrano maggiormente nei paesi dell’Europa orientale e meridionale[33].

Vi è qualche indizio che i paesi dell’Africa subsahariana potrebbero godere di grossi benefici derivanti da questo tipo di accordi liberoscambisti in virtù ai rapporti commerciali in costante espansione che essi intrattengono con la Cina e grazie alle loro economie basate sulle risorse naturali e sulle relative esportazioni di materie prime[34]; tuttavia, questi paesi potrebbero anche andare incontro a rischi significativi derivanti dal boom delle esportazioni di questo tipo, siccome queste porterebbero ad un apprezzamento delle loro valute e di conseguenza alla riduzione di competitività delle industrie manifatturiere[35] (“Male olandese”); maggiori profitti derivanti dalle materie prime e dai minerali grezzi potrebbero contemporaneamente favorire èlite locali di rentier e/o assetti oligopolistici[36], una dinamica che non si può sottovalutare in paesi politicamente fragili e istituzionalmente labili ove gli accordi extra istituzionali di spartizione di potere fra attori statali e non sono fuori dal comune.

La risposta statunitense al RCEP risulta dunque cruciale per determinare l’eventuale risultato di questa situazione; dato che l’assenza degli USA sia dal CPTPP sia dal RCEP è stata largamente vista come un duro colpo alla presenza americana nella regione[37], il neo-presidente Biden potrebbe decidere di affrontare la situazione in modi diversi.

In questo senso, gli USA potrebbero decidere di avviare una guerra commerciale con la Cina, anche se questo, come si é già discusso precedentemente, avrebbe un effetto trascurabile sull’efficacia del RCEP di per sé; un’altra opzione potrebbe essere tentare di unirsi al CPTPP nella sua forma attuale, anche se in tal caso é probabile che gli Stati Uniti sarebbero costretti ad accettare condizioni da “prendere o lasciare” e di conseguenza adeguarsi ad una protezione significativamente minore per certi settori domestici[38].

Un’ulteriore opzione potrebbe essere l’intensificazione dell’attuale iniziativa Indo-Pacifico Libero e Aperto(FOID), che al momento, essendo un’iniziativa basata sulla collaborazione nell’ambito della sicurezza ha un profilo economico piuttosto debole[39].

Infine, gli USA potrebbero accontentarsi di accordi regionali incentrati sulla sicurezza in combinazione con una più intricata offensiva di soft power radicata nei fora[40]. Su una scala più globale, un Ufficio Ovale a guida Biden potrebbe ripristinare un approccio multilaterale, cosa che significherebbe invertire la rotta impostata da Trump, specialmente per quanto riguarda il ritiro dall’OMC e blocco delle sue attività de facto scale,[41]; tuttavia, dato lo status odierno degli accordi del  Doha round dell’OMC, é arduo immaginarsi quanto sia praticabile un ritorno al multilateralismo in grande stile visto il clima geopolitico di oggi.

 

In termini netti anche l’India si puó considerare fra i perdenti dell’accordo del RCEP; se si fosse unita alla piattaforma, in tutti gli scenari realistici ad eccezione di una piena guerra commerciale sino-americana, l’India avrebbe goduto di vantaggi e benefici in tutti i settori principali e in termini di PIL[42].

Rimane comunque interessante constatare quanto questioni politiche interne, lobby domestiche e preoccupazioni relative al cambiamento dei termini dei rapporti commerciali fra India e Cina nel contesto del RCEP sembra abbiano portato l’India ad abbandonare del tutto le negoziazioni[43]; in questo scenario, una parte significativa delle esportazioni Cinesi si sarebbe ricollocata dalle piazze americane all’India, portando quindi ad un peggioramento della bilancia dei pagamenti indiana[44].

Conclusione

L’entrata in vigore del Partenariato Economico Globale Regionale potrebbe essere un punto di svolta storico per le relazioni commerciali nello spazio del Mar Cinese Meridionale, ma data la magnitudine dei paesi coinvolti, è inevitabile che l’economia globale ne sia influenzata.

A seconda dei futuri sviluppi della pandemia di Covid-19 SARS e delle ineluttabili conseguenze economiche che ne verranno determinate, gli effetti del RCEP potrebbero variare; i paesi partenariati con la piattaforma RCEP, in generale, andranno incontro a dei bonus nella crescita economica e nei rapporti commerciali intraregionali, pur tenendo conto delle notevoli differenze che lo RCEP avrà su specifici settori domestici e sulla distribuzione dei benefici fra le industrie in competizione con l’estero (ovvero con le importazioni) e fra le industrie indirizzate alle esportazioni.

La rilevanza geopolitica dell’accordo é innegabile viste le importanti conseguenze che si prospettano per i paesi terzi al RCEP, primi fra tutti Stati Uniti e India, ma anche per l’Area Economica Europea e per l’Africa subsahariana.

Il ritiro degli USA dal TPP e il deragliamento del TTIP ha lasciato il segno su un lustro difficile per gli Stati; lo RCEP si aggiunge a questa tendenza andando a rappresentare un brutto colpo per la presenza americana nel Sud-est Asiatico. In termini commerciali, il potenziale intraregionale del RCEP potrebbe avere effetti negativi sugli USA attraverso la riallocazione di flussi commerciali dagli Stati Uniti ai paesi RCEP.

Vi è un numero di vie percorribili per gli USA, fra cui lo scatenare una guerra commerciale aperta con la Cina ed entrare nel TPP/CPTPP nella sua odierna forma revisionata, ma nessuna di esse è ottimale. Gli Stati Uniti potrebbero perdere ancora più terreno nella regione se l’accordo si dovesse espandere fino ad includere le barriere non tariffarie nella piattaforma.

I paesi della Area Economica Europea potrebbero invece beneficiare di maggiori opportunità di investimento IDE e greenfield, ma una maggiore competizione da parte della Cina e degli altri paesi a profilo manufatturiero potrebbero gravemente inficiare i settori in competizione con le importazioni nelle economie dell’Europa orientale e meridionale. L’industria automotive tedesca potrebbe altresì essere devastata dallo stesso tipo di dinamiche, nel contesto di un peggioramento generale della bilancia dei pagamenti fra AEE e Cina popolare.

Infine, alcuni paesi dell’Africa subsahariana con economie incentrate sulle esportazioni di risorse naturali e minerali potrebbero aumentare dette esportazioni verso la Cina e verso gli altri paesi RCEP; tuttavia, questi paesi potrebbero cadere nella trappola del “male olandese”, uno scenario in cui i loro settori manifatturieri e in competizione con l’estero potrebbero perdere competitività e contrarsi di conseguenza.

 

Orlando Miceli

 

NOTE

[1]Mearsheimer, John J. The Tragedy of Great Power Politics. New York, NY: WW Norton, 2000.

[2]Ibidem.

[3]M.Gnerre, Orazio; Le tentazioni bipolari e l’epoca presente, in “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici”, IV/2020, pp. 71-76.

[4]Cfr. Mearsheimer, John J. The Tragedy of Great Power Politics. cit.

[5]Caldaralo, Domenico. La Disputa del Mar Cinese. 2016, available at: https://www.eurasia-rivista.com/la-disputa-del-mar-cinese/ [last consulted: 08/12/2020]

[6]Bradanini, Alberto. Uno sguardo sulle relazioni tra Cina e Stati Uniti, in “Eurasia – Rivista di Studi Geopolitici”, IV/2020, pp. 59-71.

[7]Rotondo, Elvio. Quad: un’alleanza indo-pacifica in chiave anti-cinese, 2018, available at: https://www.affarinternazionali.it/2018/11/quad-alleanza-indopacifica/  [last consulted: 08/12/2020]

[8]Giuliani, Federico, Una Nato asiatica per arginare la Cina: la mossa di Trump che spaventa Pechino, 2020, available at: https://it.insideover.com/politica/una-nato-asiatica-per-arginare-la-cina-la-mossa-di-trump-che-spaventa-pechino.html [last consulted: 08/12/2020]

[9]Shmuel, Shmuel. The American way of war in the twnty-first century: three inherent challenges, 2020, available at: https://mwi.usma.edu/american-way-war-twenty-first-century-three-inherent-challenges/ [last consulted: 08/12/2020]

[10]Cfr. Kane, Thomas M., Chinese Grand Strategy and Maritime Power. In: “Naval Policy and History Series”. London: Frank Cass, 2002.

[11]Cfr. Allison, Graham. Destined for War: Can America and China Escape Thucydides’s Trap?. Houghton Mifflin Harcourt, 2017.

[12]Bradanini, Alberto. Uno sguardo sulle relazioni tra Cina e Stati Uniti, cit.

[13]https://time.com/5912325/rcep-china-trade-deal-us/ [last consulted: 08/12/2020]

[14]Bertelsmann  Stiftung (ed.) Asia’s Rise in the New World Trade Order. The Effects of Mega-Regional Trade Agreements on Asian Countries. 1. edition, 2016.

[15]In questo scenario si ipotizza ancora l’India  come partecipante al RCEP.

[16]Ibidem.

[17]https://www.nytimes.com/2020/11/15/business/china-trade-rcep.html [last consulted: 08/12/2020]

[18]Cfr. Steinberg, Richard H., In the Shadow of Law or Power? Consensus-Based Bargaining and Outcomes in the GATT/WTO. In: International Organization, Vol. 56, No. 2 (Spring, 2002), pp. 339-374.

[19]Bertelsmann Stiftung, cit.

[20]Ibidem.

[21]Idem.

[22]Bradanini, Alberto. Cit.

[23]Ibidem.

[24]https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/global-watch-coronavirus-speciale-geoeconomia-n32-28248 [last consulted: 08/12/2020]

[25]Petri, A. Peter; Plummer, Michael G. East Asia Decouples from the United States: Trade War, COVID-19, and East Asia’s New Trade Blocs. Peterson Institute for International Economics, Working Paper, 2020. Available at: https://www.piie.com/system/files/documents/wp20-9.pdf [last consulted: 08/12/2020]

[26]Ibidem.

[27]https://www.geopolitica.info/la-rcep-e-il-multilateralismo-commerciale-in-asia-intervista-a-giuseppe-gabusi-universita-di-torino-e-t-wai/ [last consulted: 08/12/2020]

[28]Cfr. Whalley, John. Why Do Countries Seek Regional Trade Agreements?. In: Frankel, Jeffrey A., (eds.) et al. The Regionalization of the World Economy, University of Chicago Press, 1997.

[29] Cfr. Aichele, Rahel; Felbermayr, Gabriel. The Trans-Pacific Partnership Deal (TPP): What are the economic consequences for in- and outsiders?. Bertlesmann Stiftung, Focus Paper, 2015. Available at: https://www.bertelsmann-stiftung.de/fileadmin/files/BSt/Publikationen/GrauePublikationen/Economic_Effects_of_TPP_IFO_GED.pdf [last consulted 08/12/2020]

[30]Cfr. Ibidem.

[31]Idem.

[32]Ibidem.

[33]Cfr. Ibidem.

[34]Cfr. Ibidem.

[35]https://blogs.worldbank.org/developmenttalk/economic-development-in-resource-rich-labor-abundant-economies#:~:text=The%20country’s%20wage%20rate%20is,and%20Cambodia%20are%20good%20examples. [last consulted: 08/12/2020]

[36]Idem.

[37]https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2020/11/16/rcep-a-new-trade-agreement-that-will-shape-global-economics-and-politics/ [last consulted: 08/12/2020]

[38]https://www.csis.org/analysis/tpp-cptpp [last consulted: 08/12/2020]

[39]https://www.geopolitica.info/biden-e-la-cina-tra-passato-presente-e-futuro-2/ [last consulted: 08/12/2020]

[40]https://www.brookings.edu/blog/order-from-chaos/2020/11/16/rcep-a-new-trade-agreement-that-will-shape-global-economics-and-politics/ [last consulted: 08/12/2020]

[41]Cfr. Aichele, Rahel; Felbermayr, Gabriel. The Trans-Pacific Partnership Deal (TPP): What are the economic consequences for in- and outsiders?. Cit.

[42]Ibidem.

[43]Ibidem.

[44]Ibidem.

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