Le lezioni del Nagorno-Karabakh

Le lezioni del Nagorno-Karabakh

L’autore, Orlando Miceli – Fiorentino, classe ’95. Baccalaureato in Politikwissenschaft all’universitá di Vienna, studia a Trento per divenire consulente politico, con focus su economia politica, geoeconomia e geopolitica. Privatamente si interessa di storia, filosofia politica, strategia e sistemi d’arma.

 

A partire dal settembre 2020 e fino ai primi di novembre dello stesso anno ha avuto luogo quella che informalmente viene definita la guerra dei 44 giorni, ovvero il pur intenso ma relativamente breve conflitto armato che ha coinvolto Armenia e Azerbaijan nella regione del Nagorno-Karabakh (anche noto come Artsakh); questa regione è infatti contesa da decenni fra Azeri e Armeni, che a partire dai primi attriti nati nel contesto del graduale collasso del controllo sovietico nel Caucaso, si sono più volte scontrati in fasi alterne di guerra aperta, guerriglia e scontri di confine, con atti di pulizia etnica e crimini di guerra commessi da entrambe le parti fino ad arrivare alla campagna del 2020.

Armenia e Azerbaijan – ritratto

Senza dilungarsi troppo sulla storia di due popoli antichi in una regione immensamente complessa come il Caucaso, è bene contestualizzare la loro storia più recente per dare anche una chiave di lettura geopolitica della guerra dei 44 giorni. Entrambe le repubbliche ex-sovietiche hanno gravemente sofferto le conseguenze della caduta dell’URSS, e i loro popoli si sono trovati in condizioni comparabili a quelle del resto del mondo post-comunista negli anni ’90, con l’esperienza della guerra come flagello aggiuntivo.

Eppure, nell’ultima decade queste repubbliche si sono avviate su percorsi assai diversi. L’Armenia da sempre ha rapporti difficili e travagliati con i paesi vicini, Azerbaigian e Turchia in primis, ma anche con Georgia e Iran. Essa ha sempre fatto affidamento sulla tradizionale protezione russa, e difatti in Armenia ha sede la 102° Base Militare Russa (anche se essa si trova nei pressi di Gyumri e ad una considerevole distanza dalle zone contese), anche se Mosca ha poco interesse a sbilanciarsi, viste le mire neo-ottomane della Turchia nella regione. Vi é anche da dire che l’Armenia é sostanzialmente governata dal governo autoritario di Pashinyan, il quale già prima dei fatti in questioni godeva di un supporto interno ed internazionale invero limitato1, che finora non é riuscito ad aggredire in alcun modo le croniche difficoltà economiche2 di un paese dove le rimesse dall’estero della diaspora armena sono ancora uno dei veicoli fondamentali di sostegno al reddito e dove la costante emigrazione e la bassa natalità hanno devastato il tessuto socio-economico.

Molto diversa invece la storia recente azera; l’Azerbaigian gode infatti di saldi rapporti diplomatici regionali con la Turchia ma anche con la Russia, oltre che ad essere in ottimi rapporti anche con paesi come Grecia e Italia3. I rapporti con l’Iran sono buoni anche grazie alla comune fede sciita. Va inoltre detto che ufficialmente la comunità internazionale riconosce le rivendicazioni azere sull’Artsakh. L’economia azera è in buona salute pur essendo molto concentrato sulle esportazioni di idrocarburi4; tuttavia investire in questo settore ha finora pagato, e l’Azerbaigian si trova ad essere un attore chiave degli oleodotti Transanatolico e Transcaspico. Il presidente Aliyev, da anni al potere e accusato di essere un’autocrate, gode tuttavia di un considerevole supporto interno5 in un paese che, al contrario dell’Armenia, è demograficamente dinamico.

In termini di confronto militare, vi è da dire che l’Armenia aveva stanziato circa 630 milioni di dollari in spese militari nel 20206, mentre l’Azerbaigian aveva messo a disposizione delle proprie forze armate più di 2 miliardi e 200 milioni di dollari7. Queste cifre esemplificano indi il sostanziale squilibrio fra le forze armate azere e armene, che però è sempre stato compensato dal vantaggio che le forze armene a difesa del Nagorno-Karabakh avevano tradizionalmente avuto occupando le alture montuose e difficilmente valicabili della regione.

Il vantaggio della geografia locale aveva sempre permesso alle forze armene di imporre uno stallo alle forze azere e rimanere allo stesso tempo in possesso dei territori contesi. Gli ingenti investimenti azeri nelle proprie forze armate si sono concentrati negli ultimi anni anche in tecnologie belliche d’avanguardia, come velivoli senza pilota e droni suicidi8. Come ormai da mesi si discute sui portali dedicati, è stato questo l’asso nella manica che ha portato l’Azerbaigian a tentare un’offensiva che si è poi rivelata essere ben organizzata e ottimamente concepita.

La “guerra dei droni” azera e l’immobilismo armeno

Il modello di difesa statica armena incentrata sulla topografia locale si è rivelata essere una debolezza fondamentale; in tattica come in strategia, la geografia del campo di battaglia è un notevole vantaggio per chi la utilizza attivamente, così come essa rappresenta un vulnus per chi non la considera una variabile ma un dato a cui attenersi passivamente.

Le trincee armene scavate decenni or sono sulla linea di contatto erano quindi ben fortificate, essendo state pensate per affrontare degli attacchi frontali che però non sono mai avvenuti. Le scarse riserve armene facevano affidamento su una logistica rigida e che faceva affidamento su pochi passi montani e vie d’accesso al fronte, rendendo impossibile supportare le prime linee se questi colli di bottiglia erano sorvegliati o attaccati dai droni azeri. In aggiunta a ciò, artiglieria e mezzi corazzati/blindati armeni erano stati posizionati in trincee pensate per resistere al fuoco di batteria/controbatteria per poi ingaggiare il nemico quando questi fosse passato all’attacco; questa disposizione degli armamenti pesanti li ha lasciati tuttavia completamente esposti agli attacchi di precisione dei droni azeri per i quali non hanno rappresentato altro che un semplice tiro al bersaglio9.

Nagorno-Karabakh 1

Una volta seminato il caos nelle retrovie ed avendo distrutto buona parte degli armamenti pesanti armeni, dopo una settimana le truppe azere hanno dato il via all’offensiva. Rimaste quasi senza supporto e senza rifornimenti, gli irregolari armeni dell’autoproclamata repubblica dell’Artsakh hanno comunque inflitto notevoli perdite agli attaccanti, ma sono infine stati travolti.

Una volta sfondato il fronte, il modello di difesa armeno è andato completamente in crisi e le perdite azere si sono ridotte parecchio; ogni successivo ripiegamento ha visto semplicemente una ripetizione delle stesse tattiche da entrambe le parti, con gli stessi risultati.

Da parte armena si sono registrate le perdite di almeno 140 carri armati, più di 50 blindati, e 300 veicoli leggeri e semoventi antiaerei10.

Anche il modello di difesa antiaereo a cerchi concentrici e a settori aerei intersecati e sovrapposti si è rivelato essere una tigre di carta; nonostante la regione sia una delle aree del pianeta a maggior concentrazione di artiglieria antiaerea11, i sistemi a corto e medio raggio ZSU-23-4 e 9K33 OSA si sono rivelati essere completamente incapaci di rilevare e identificare i droni azeri in volo, mentre i sistemi a lungo raggio Buk-m1-2, Tor-M2KM e S-300 non hanno avuto alcun ruolo nel conflitto (anche se questi sistemi sono pensati per l’abbattimento di aerei e il loro uso contro dei piccoli e relativamente economici droni sarebbe comunque stato sproporzionato). Un solo drone azero di origine turca Bayraktar TB2 pare essere stato perso nel corso del conflitto12. Il pur temibile scudo antiaereo armeno, ideato dopo l’esperienza della prima guerra del Nagorno-Karabakh fra 1988 e 1994, guerra nel quale gli azeri persero quasi 200 aerei e decine
di elicotteri, non ha potuto nulla contro i droni di ultima generazione.

L’Armenia aveva come unico vantaggio rispetto agli avversari una gamma di sistemi balistici a medio e lungo raggio, che avrebbero potuto essere impiegati per colpire punti focali dello schieramento nemico; invece, i pochi missili lanciati da parte armena sono stati usati per attacchi indiscriminati in aree abitate da civili13.

Morale, determinazione, adattamento

L’esito della guerra dei 44 giorni in Artsakh ha dato adito a molte riflessioni per chi si occupa di studi strategici e militari, e invero sono molte le lezioni che da una parte o dall’altra si ritengono essere le più fondamentali nate dagli scontri fra Armenia e Azerbaigian.

Alcuni ritengono che le truppe azere non avessero solamente un morale più alto, ma che esse fossero anche più addestrate e professionali14. Da parte armena la maggior parte dei combattenti è consistita di irregolari e coscritti locali, comandate da quadri di ufficiali veterani degli scontri degli anni ’90, e quindi legati ad una visione superata della guerra, nonostante le competenze personali. Una volta che l’efficacia dei droni e la totale supremazia aerea azera era divenuta chiara anche agli stessi armeni, il morale si è ulteriormente abbassato e molti equipaggi e addetti a mezzi e armi pesanti li hanno semplicemente abbandonati sul campo; addirittura vi sono numerosi video e foto che mostrano come alcuni autieri fossero stati incatenati e/o ammanettati ai propri mezzi per evitare che li abbandonassero15; si può solo immaginare che effetto queste misure estreme possano aver avuto sulle truppe armene.

Un’altra caratteristica che è stata vincente per gli azeri é sicuramente stata quella giá citata in questo articolo, ovvero la capacità di reinterpretare la topografia dei luoghi e di volgerla a proprio vantaggio, mentre gli armeni evidentemente avevano smesso da tempo di considerare altre tattiche che non fossero la difesa statica delle alture in mano loro. Come scrisse il geografo e geopolitico francese Yves Lacoste: «La géographie, ça sert, d’abord, à faire la guerre» («La geografia serve, prima di tutto, a fare la guerra»). Chi si scorda di questo enunciato fondamentale, non avrà mai l’iniziativa sul campo.

Un ulteriore fattore è stata sicuramente la determinazione nazionale azera, che ha fatto arrivare sul campo di battaglia soldati supportati in maniera coerente e specializzata, mentre l’intera macchina militare azera era flessa verso il raggiungimento degli obiettivi tattici indicati dai comandi. Non così gli armeni, che nonostante la mobilitazione delle truppe regolari armene decisa da Yerevan, ha in realtà lasciato non solo le operazioni di prima linea ma anche l’intera gestione tattica dei campi di battaglia alle milizie dell’Artsakh16, già poco e male armate prima dell’offensiva azera.

Conclusioni

Il successo azero e il fallimento totale armeno conclusosi nella tregua negoziata nel novembre 2020 (e che ha visto de facto il ripristino della sovranità azera sui 3/4 dei territori contesi) non sono stati determinati dalle pur rilevanti differenze di capacità bellica convenzionale fra i due paesi, ma soprattutto da due approcci quasi opposti alla conduzione della guerra. Le forze azere sono riuscite a riflettere sulle lezioni apprese dagli scontri precedenti e sono riuscite a ripensare il campo di battaglia fino a plasmarlo a proprio favore. Truppe ben addestrate e determinate, nuove tecnologie e determinazione nazionale hanno portato l’Azerbaigian a raggiungere la quasi totalità degli obiettivi tattici e strategici che si era posto. Viceversa, il caos politico e socio-economico armeno, il cieco affidamento alla quantità piuttosto che alla qualità, la scarsa determinazione nazionale dell’Armenia e una visione antiquata e obsoleta della guerra hanno determinato il collasso totale della resistenza armena.

 

Orlando Miceli

 

1 https://eastblog.univie.ac.at/2021/02/11/demokratie-auf-armenische-art-was-kommt-als-naechstes-fuer-nikol-pashinyan/

2 https://moderndiplomacy.eu/2020/07/03/armenias-inability-to-solve-pandemic-related-economic-problems/

3 https://it.insideover.com/politica/perche-lazerbaigian-e-un-partner-strategico-dellitalia.html

4 https://reliefweb.int/report/azerbaijan/azerbaijan-pre-existing-situation-and-impact-2020-nagorno-karabakh-conflict-21

5 https://it.insideover.com/politica/le-elezioni-in-azerbaijan-e-le-incognite-sul-futuro-di-baku.html

6 https://www.azatutyun.am/a/30311263.html

7 https://www.globalsecurity.org/military/world/azerbaijan/budget.htm

8 https://www.thedrive.com/the-war-zone/36777/everything-we-know-about-the-fighting-that-has-erupted-between-armenia-and-azerbaijan

9 https://www.oryxspioenkop.com/2021/01/aftermath-lessons-of-nagorno-karabakh.html

10 https://mwi.usma.edu/drones-are-proving-to-have-a-destabilizing-effect-which-is-why-counter-drone-systems-should-be-a-key-part-of-us-military-aid-to-partners/

11 oryxspioenkop.com, cit.

12 Mwi.usma.edu, cit.

13 oryxspioenkop.com, cit.

14 https://www.iiss.org/blogs/analysis/2021/03/lessons-of-nagorno-karabakh

15 oryxspioenkop.com, cit.

16 www.iiss.org, cit.

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