Multiple Perspectives Utility Analysis: Il Futuro della Groenlandia
Renovatio Imperii Intelligence ("RINT") - Report n. 002

Multiple Perspectives Utility Analysis: Il Futuro della Groenlandia

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Editoriale di Fulvio Russo (Analista di Renovatio Imperii Intelligence)

In un modo o nell’altro avremo la Groenlandia.” Così tuonava, già un anno fa, Donald Trump al cospetto del Congresso. Al netto del tono tipicamente iperbolico del presidente americano, la sua boutade esprime un cogente imperativo della strategia degli Stati Uniti. La Groenlandia, possedimento insulare della corona danese, costituisce una vasta piattaforma terrestre protesa dal Nord America verso il Mar Glaciale Artico, sulla cui sponda opposta dimora l’irrequieto Orso russo. Essa è, dunque, necessaria sia come antemurale difensivo atto a schermare lo spazio nordamericano dalle minacce provenienti dall’Artico, sia come perno proiettivo per esercitare influenza in tale scacchiere. L’isola ha anche un notevole valore economico, ancorché secondario alla sua crucialità geostrategica, in virtù dei cospicui giacimenti di idrocarburi e terre rare situati nel sottosuolo.

Bisogna, eziandio, considerare che i propositi statunitensi di acquisizione della Groenlandia sono cosa tutt’altro che recente. Figli della dottrina Monroe, essi furono manifestati per la prima volta nel 1867 e poi di nuovo a più riprese nel secolo successivo, per tornare, infine, a essere ribaditi nel frangente storico attuale. Washington può vantare una parziale soddisfazione delle sue mire, sotto il profilo strettamente militare, a partire dalla seconda guerra mondiale; in quell’occasione gli Stati Uniti occuparono la Groenlandia per prevenirne un’eventuale invasione da parte della Germania, che nell’aprile del 1940 aveva conquistato il territorio metropolitano della Danimarca. Da allora la presenza militare americana sull’isola non è mai cessata ed è stata definitivamente formalizzata nel 1951 mediante un accordo che, di fatto, consente agli Stati Uniti totale discrezionalità nell’installare e mantenere basi militari sul suolo groenlandese. Tuttavia, le piene prerogative legate alla sovranità territoriale, con tutti i vantaggi che ne conseguono, per il momento restano fuori dalla disponibilità di Washington.

Negli ultimi anni l’innalzamento dell’asticella della competizione con Mosca e i tentativi di inserimento della Cina hanno reso il climaticamente gelido circolo polare artico uno dei luoghi geopoliticamente più caldi di questo momento storico, facendo crescere per gli Stati Uniti l’urgenza di rimettere mano al dossier groenlandese. La Casa Bianca dispone in tal senso di molteplici linee di azione possibili, ciascuna delle quali soddisferebbe in misura differente le necessità strategiche americane al prezzo di costi attuativi, intesi con ampia accezione, a loro volta differenti.

Renovatio Imperii Intelligence (RINT) ha esaminato l’intero ventaglio di opzioni di politica estera perseguibili dagli Stati Uniti tramite una metodologia di analisi di intelligence denominata Multiple Perspective Utility Analysis (MPUA). Tale metodologia è impiegata nel settore della ricerca politico-internazionale per identificare, tra quelle che uno Stato può compiere, le scelte che maggiormente soddisfano il criterio di costo-efficienza nel rispondere a un interrogativo di carattere strategico, ponderandole anche in base all’utilità relativa di ciascuna di esse per i principali attori coinvolti nel processo decisionale. L’analisi condotta da RINT, risultante in un rapporto utile a informare il decisore politico, evidenzia una chiara gerarchia preferenziale (in termini di costo-efficienza) tra le opzioni attualmente sul tavolo del presidente Trump; il quale si trova a dover scegliere, tra le varie e ulteriori possibilità, se istigare moti separatisti, tentare di acquistare la Groenlandia, annetterla manu militari con una guerra alla Danimarca, oppure limitarsi a conservare lo status quo.

Buona lettura.