Otranto, 14 agosto 1480

Otranto, 14 agosto 1480

Con l’iniziativa dell’Orologio dell’Apocalisse, alcuni scienziati dell’Università di Chicago misurano il pericolo di un’eventuale fine del mondo: più le lancette si avvicinano alla mezzanotte e più un’ipotetica fine del mondo è vicina.

Se ci fosse un orologio simile, che invece dell’apocalisse misurasse il pericolo per la fine della nostra cultura, probabilmente le sue lancette avrebbero sfiorato la mezzanotte all’alba del 14 agosto 1480.

A 27 anni dalla presa di Costantinopoli le mire di Maometto II, che nel frattempo aveva dotato il suo esercito di armi sempre più all’avanguardia, si spostarono verso l’Europa meridionale. Dopo essere stato neutralizzato a Rodi da Ferrante d’Aragona, il Sultano, volendo dare un segnale molto forte allo stesso Regno di Napoli, designa Brindisi come obiettivo per le sue navi.

Senza troppi indugi, il 28 luglio del 1480 salpa da Valona la flotta ottomana comandata da Gedïk Àhmed Pasha composta, secondo gli storici, da circa 150 navi e 18.000 – 20.000 uomini. Le galee turche, veleggiando di notte sull’Adriatico in direzione del capoluogo pugliese, vengono sospinte a sud da una sferzante tramontana, che le fa comparire sull’orizzonte della città idruntina all’alba dello stesso giorno.

Discesi li cavalli in terra, subito discorsero per la provincia e fero grandissima preda, saccheggiando e bruciando molti casali ed ammazzando molta gente. Gli infedeli fuggiti, entrarono nel castello e chiudendo la porta del castello aprirono il portone della guerra. – Ibn Kemal, Storie della Casa di Osman

Lo sbarco

Ahmed Pasha, ritrovatosi di fronte ad una fiorente città mal difesa invece che ad una roccaforte come Brindisi, decide di ancorare per far sbarcare comunque i suoi uomini presso i Laghi Alimini, in una località che ancora oggi viene chiamata Baia dei Turchi. Gli otrantini, colti completamente di sorpresa, preparano in fretta e furia le difese per l’incombente assedio mentre una piccola guarnigione cerca di bloccare gli invasori sulla spiaggia. Soverchiato dal numero degli ottomani, il manipolo otrantino ripara entro le mura, ove di lì a poco sarebbe imperversata la battaglia.

I comandanti della guarnigione otrantina (2000 uomini ca.) Francesco Zurlo e Giovanni Antonio Delli Falconi più volte rifiutano le condizioni di resa per salvare le vite loro e della popolazione di Otranto offerte da Pasha, che a quel punto inizia a martellare le vetuste mura della città con le sue formidabili bombarde. Dopo aver inchiodato i difensori all’interno delle mura, torme di cavalieri turchi iniziano a dilagare per tutto il Salento compiendo razzie e devastando città e villaggi in cerca di vettovagliamenti per la sussistenza dell’armata ottomana.

In questo senso l’assedio di Otranto fu un dramma per gli abitanti dell’intera Puglia meridionale e non solo quelli di Otranto: moltissime città vicine patirono i saccheggi e gli oltraggi dei cavalieri di Pasha (Minervino, Muro, Maglie, Corigliano ma anche abitati nei pressi di Lecce e addirittura di Taranto); Centinaia di giovani ragazzi vennero rapiti per aumentare le fila del corpo dei giannizzeri; migliaia di persone perirono di fame o trucidate dagli stessi soldati.

Ahmed Pascià ordinò agli eroi di andare contro il nemico, gli eroi si infuriarono come il Nilo e attaccarono con le spade sguainate che ardevano come fiamme spegnendo con le spade il fuoco dei corpi vili di quegli infedeli cani da inferno, e atterrarono quegli orgogliosi con la punta delle lance. Quei perfidi, quei vili si spensero come arbusti presi dal fuoco. Dei cadaveri dei soldati di ponente era pieno il campo di battaglia. Sconfitto il nemico perfido, i vincitori, soldati combattenti per la vittoria dell’Islam, dei prigionieri vendettero alcuni e alcuni li uccisero. I soldati dell’Islam, combattuto per un po’ di giorni con quelli di fede errata, avendo trasformato in un cimitero la città agli occhi degli infedeli perfidi, con la forza presero la fortezza; nell’interno, spazzarono via tutto e ottennero migliaia di prigionieri, donne, bambini, vecchi, giovani. – Ibn Kemal, Storie della Casa di Osman

La presa di Otranto

Dopo 15 lunghi giorni di assedio, i turchi riescono a creare una breccia nelle mura otrantine nei pressi della porticella, il più angusto accesso alla città posto nel lato nord-orientale delle fortificazioni. Il castello viene quasi subito espugnato e ai difensori, come ultimo baluardo difensivo, restano solo la Cattedrale e le strette vie di accesso alla stessa. I cittadini, raccolti nel Duomo da Ladislao De Marco e armati alla bell’e meglio, dopo aver resistito eroicamente per alcune ore, vengono travolti infine dalla carica nemica.

In quegli ultimi attimi di vita rimasti gli otrantini assistono a indicibili atrocità: tutti gli uomini in età d’armi vengono massacrati; donne e bambini vengono condotti alle navi per essere ridotti in schiavitù; il Vescovo di Otranto viene segato vivo sull’altare della Cattedrale mentre le donne incinte vengono sventrate. In quei pochi attimi, l’intera popolazione di Otranto viene trucidata o schiavizzata. 6000 anime che fino a pochi giorni prima non si sarebbero mai potute aspettare uno spettacolo simile.

Poiché quei miserabili dal carattere di scorpione non erano disposti a convertirsi alla vera religione, presero di mira con le frecce i loro petti pieni di rancore. Mandando al fuoco dell’inferno, con la spada, gli infedeli di quel luogo. – Ibn Kemal, Storie della Casa di Osman

Gli 800 martiri

Dopo il saccheggio della città di otrantini ne rimangono solo 800, quasi tutti malati, feriti o moribondi. Ahmet Pasha offre loro un salvacondotto in cambio della conversione all’Islam ma tutti, nessuno escluso, si accodano ad Antonio Pezzulla, detto Primaldo, che sdegnosamente rifiuta. I prigionieri vengono dunque legati e condotti sul Colle della Minerva, il punto più alto di Otranto, dove ad uno ad uno vengono decapitati.

Quello che i turchi avevano ottenuto era una testa di ponte nella penisola italiana, il cuore della cristianità del mondo.

Se solo gli stati italiani non si fossero ricompattati per scacciare l’invasore e i piani di Maometto II si fossero concretizzati, probabilmente la storia dell’Europa intera sarebbe stata diversa, ma fortunatamente le lancette dell’orologio dell’apocalisse, nell’estate del 1480, si fermarono solo alle 23:59.

Oggi, a più di 500 anni da quegli eventi, un altro Sultano torna a far riavvicinare le lancette all’ora fatidica.