Pompei: La Villa dei Misteri

Pompei: La Villa dei Misteri

La Villa dei Misteri di Pompei

Villa Item, meglio conosciuta come Villa dei Misteri, fu costruita nel II secolo a.C. raggiungendo il suo massimo splendore durante l’età augustea.

In origine, prima del terremoto del 62 d.C, era una villa d’otium caratterizzata da ampie sale e giardini pensili, in una posizione panoramica vicino al mare; poco dopo il terremoto cadde in rovina divenendo poi una villa rustica con l’aggiunta di ambienti diversi e attrezzi agricoli come torchi per la spremitura dell’uva: l’edificio venne adibito, infatti, alla produzione e vendita di vino.

Situata su una collinetta della quale si poteva passare il tempo a osservare il paesaggio tra cui il meraviglioso golfo di Napoli.

La parte emersa dell’ingresso, situata lungo una via secondaria, ospitava il quartiere rustico e servile con ambienti adibiti alle cucine, al forno, panificio e una cella per i vini.

Una volta entrati e passato l’ingresso troviamo quattro stanze che rappresentano il cuore della Villa e della zona signorile: il peristilio a sedici colonne, datato attorno il 90 e 70 a.C.; l’atrio maggiore, decorato con paesaggi nilotici; il tablino e una veranda absidata vista mare.

Ciò che rende la Villa dei Misteri uno tra gli edifici più celebri e affascinanti di Pompei è il ciclo di affreschi, effettuati con il genere pittorico della megalografia, raffiguranti riti misterici, da cui l’edificio prende il nome.

Si tratta di un ciclo pittorico eseguito nel I secolo a.C., opera di un artista anonimo del luogo, che, ispirandosi alla pittura greca, ha raffigurato ventinove personaggi a grandezza naturale che sembrano esser stati ritagliati, incollati e privati di ombre, disposti a gruppi sopra un podio dallo stile marmoreo.

Non si sa con esattezza cosa, questi dipinti, volessero raffigurare; si suppone che essi erano intenti nei preparativi di un matrimonio oppure momenti di un rito infatti, secondo alcuni studiosi, tale rito potrebbe essere l’iniziazione di una sposa a Dioniso (Bacco nel mondo romano), unica figura riconosciuta di tutto il ciclo pittorico.

Il grandioso fregio appare allo spettatore come una sequenza di fotogrammi che mostrano diversi momenti della cerimonia con i personaggi impegnati in riti sacri.

Partendo da sinistra nella terza scena, ad esempio, troviamo il mondo mitico del corteo dionisiaco; è raffigurata, infatti, la scena della catechesi dove a sinistra è raffigurata la sposa con il velo in testa, al centro troviamo la sacerdotessa con ai suoi piedi un fanciullo che legge i testi sacri e alla destra la sposa che porta tra le mani i testi sacri; altra importante scena è la penultima sequenza che raffigura la flagellazione dove possiamo vedere l’iniziata in ginocchio, appoggiata alle gambe di un’amica, con la schiena nuda, mentre Telete, figlia di Dioniso e Nicea, in piedi dinnanzi a lei si prodiga a frustarla.

La Villa dei Misteri è un esemplare unico nella storia dell’arte antica, un luogo dove la mente e l’anima viene trasportata indietro nel tempo, indietro fino a raggiungere quell’epoca di massimo splendore, per poter ammirare la meraviglia che era.

Come disse Aristotele “La Meraviglia è il principio di conoscenza” e Pompei con i suoi scavi non fa altro che ampliare la nostra conoscenza attraverso le sue meraviglie.

Elisabetta Rossi