Campi Elisi e Oltretomba

Campi Elisi e Oltretomba

L’autore, Orlando Miceli – Fiorentino, classe ’95. Baccalaureato in Politikwissenschaft all’universitá di Vienna, studia a Trento per divenire consulente politico, con focus su economia politica, geoeconomia e geopolitica. Privatamente si interessa di storia, filosofia politica, strategia e sistemi d’arma.

 

Nel film di Ridley Scott Il Gladiatore, prima della famosa battaglia, il protagonista Massimo Decimo Meridio arringa i suoi militi con una frase che mi sempre rimasta impressa, nonostante il resto del film sia invero fantasioso:

“A tre settimane da oggi io mieterò il mio raccolto. Immaginate dove vorrete essere, perché così sarà. Serrate i ranghi! Seguitemi! Se vi ritroverete soli a cavalcare su verdi praterie col sole sulla faccia, non preoccupatevi troppo perché sarete nei Campi Elisi – e sarete già morti!”

La concezione che avevano gli antichi Romani dell‘Oltretomba é materia spesso poco indagata, e non sempre a torto. Si deve infatti tenere a mente che nel mondo precristiano erano poche le ortodossie a cui bisognava assolutamente attenersi (uno di questi era il Culto Imperiale), e spesso concezioni filosofiche, religiose e letterarie si accavallavano, intersecandosi in un intreccio di idee e immagini che per noi posteri é a volte difficile discernere e distinguere.

Nondimeno il tema dell‘Aldilá deve essere stato una delle tematiche su cui sovente si soffermavano i colti e i letterati dell‘epoca. In effetti, i Campi Elisi (o Eliseo) vengono citati per la prima volta da Omero, nel libro IV dell‘Odissea; ivi il grande poeta ellenico li presenta come paradisiaci campi fioriti, ove la vita di coloro cari agli Dei é priva di ogni sofferenza o intemperie.

Esiodo ce li presenta come delle isole parte degli inferi greci, il Tartaro, mentre numerose sono le tradizioni che descrivono i Campi Elisi secondo concezioni simili ma non identiche, fra cui quelle dei pitagorici, dei cultisti orfici e dionisiaci , che avrebbero comunque influenzato Virgilio nella descrizione che ne fa nell‘Eneide.

É infatti il «duca» a proporre una delle immagini piú vivide che ci é pervenuta dell‘Eliseo nel libro V dell‘Eneide, facendone una partizione in tre regioni differenti: una denominata sedes beatae o laetae loci (639), dove si trovano le anime semi-divine che sono riuscite a sfuggire al ciclo di morte e rinascita, i domi placidae (corrispondenti alla valle del Lete,705) e un‘altra chiamata nitentes campi (677), dove stazionano coloro destinati alla rinascita dopo aver bevuto dalle acque del Lete, il fiume dell‘oblio. La versione di Virgilio é peraltro simile a quella data da Pindaro nelle “Olimpiche”, da alcuni racconti e metafore di Platone, e dalla rappresentazione che Aristofane ne dà ne “Le rane”.

Virgilio descrive i Campi Elisi come dei luoghi distinti dal resto del Tartaro, diviso in quelle che Dante fará poi diventare le «bolge» e similmente destinate a varie categorie di empi, dove essi si collocano. Le sedes beatae vengono dipinte dal Virgilio come delle vallate (638), coperte da foreste e alberi d‘alloro (639, 658), bagnate dal fiume Eridano (659), il cui cielo é illuminato da varie stelle e da un sole (638-641); coloro che vi dimorano sono intenti a praticare ginnastica e lotta, a danzare e a tenere banchetti (642-657); vi sono anche coloro che praticano le stesse attività che li tenevano impegnati nella loro precedente vita (645-647, 653-655).

É questo il luogo dove risiedono permanentemente (713-714) le anime giuste e pie (661, 624).

Un colle separa (676-678) le sedes beatae e i nitentes campi, anch‘essi descritti come una convalle (679); secondo alcuni, i monti venivano considerati confini sacri dagli antichi6, che necessitavano di particolare cura e di invocazioni alle divinità locali per essere attraversati; difatti, negli Inferi non é concesso alle anime attraversare alcun confine (373-376), ad eccezione di alcune particolari condizioni (327-328).

Chi si trova nei nitentes campi é destinato alla rinascita/reincarnazione (679-680), perché anch‘essi casti e pii, ma non completamente puri (731-732); Virgilio sembra comunque indicare che non é questo il luogo in cui si attuerá il ritorno alla vita terrena, ovvero i domi placidae del Lete.

La tradizione pitagorica-orfica ci riporta comunque dei racconti simili (vedasi anche la “Apologia” di Platone, 41a-b). Pindaro nelle “Olimpiche” identifica l‘Eliseo con le Isole Felici, site in prossimità del fiume Oceano, dove le anime beate, illuminate da luce dorata, possono dedicarsi all‘equitazione, all‘atletica, al bere e alla musica, oppure ai sacrifici agli Dei; questo é il destino, secondo Pindaro, di coloro che si sono astenuti dal commettere atti empi per ben tre cicli di morte e reincarnazione – ovvero di coloro che sono chiamati eroi dagli uomini.

Empedocle (frammento 146) assegna a questo luogo profeti, cantori, medici e príncipi, che ascenderanno al grado di divinità; Platone prevede invece questo destino per coloro che si sono reincarnati rimanendo pii per 10000 anni, mentre solo 3000 bastano per l‘apoteosi di coloro che hanno sempre scelto la vita filosofica (Fedro 249a).

Anche Cicerone accenna a questa sorte gli statisti che abbiamo fedelmente compiuto il proprio dovere, ne “Il Sogno di Scipione”.

Per quanto affascinanti siano queste raffigurazioni, come dimostra d’altronde anche influsso che questo tipo di immagine avrà sulla poetica dantesca, é arduo capire in che misura queste fossero sola prerogativa di una ristretta cerchia di intellettuali dell‘antichità e in quale fossero davvero diffuse nella popolazione meno colta. Le analogie con la teologia e l‘escatologia del cristianesimo sono comunque già presenti in nuce, come si puó evincere dall’ accento posto sulla purezza e pietà di coloro che dimorano nei Campi Elisi, e sul loro stato divino o semidivino, a seconda delle fonti.

É comunque possibile speculare che questo tipo di ricerca intellettuale abbia preparato il terreno per le future élite intellettuali cristiane di epoca tardo-romana, fornendo loro una tradizione già affermata di indagine filosofica, e di ricerca di risposte, per quanto riguarda il mondo dell‘oltretomba.

 

Orlando Miceli 

 

Fonti:

  • Teogonia;
  • Pfeiffer, Mathias, Tod und Jenseitsvorstellungen in der griechischen Antike, 2007;
  • Molyviati-Toptsis, Urania. Vergil’s Elysium and the Orphic-Pythagorean Ideas of After-Life. In: Mnemosyne (Fourth Series), 1994, 47(1), 33–46. doi:10.2307/4432316.

     

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